In
cima al Domo
vulcanico dell'Acquafredda attorno alla
prima metà del 1200 venne costruito il castello omonimo dalla
famiglia pisana dei Donoratico
della Gherardesca. Il castello faceva
parte, insieme alla rocca del Monte Gioiosa Guardia del sistema
difensivo creato dai pisani attorno all'area mineraria. La
cinta muraria esterna conteneva alcuni fabbricati destinati
ad alloggi: magazzini, stalle, frantoi, mulini e cisterne
per l'acqua.
Il più noto proprietario del castello è stato Ugolino
della Gherardesca, citato
anche da Dante nella Divina
Commedia (canto n° 33); del tutto fantasiosa sarebbe
invece la leggenda secondo cui nel castello sarebbe stato rinchiuso il conte
Ugolino con i suoi due figli e tre nipoti in seguito a una rivolta popolare.
Le
rovine si conservano sul versante meridionale e sulla cima del Domo, contribuendo
non poco
alla celebrità del sito menzionato in tutte le guide e carte
turistiche della Sardegna.
Strutturalmente il castello è composto da più corpi murari articolati su tre
livelli in modo da creare più linee di difesa. Nella parte più alta, si elevano
le imponenti murature del nucleo fortificato, il Mastio,
abitazione del castellano. L'edificio presentava in origine due piani in elevazione,
vi era una terrazza
sovrastante e un piano interrato adibito a cisterna, qust'ultimo è ancora
oggi in buono stato di conservazione. Sono ancora presenti le mura di nord-ovest
e sud-est alte circa 10 metri, guarnite di merli guelfi. Al mastio si accede
dal lato nord salendo su una scalinata in pietra. Sul muro nord esistevano
5 stemmi: tre sono stati scalpellati, dei restanti, uno raffigura l'aquila
imperiale,
simbolo dello schieramento ghibellino della Gherardesca e l'altro è attraversato
da una banda diagonale.